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S. Freud, padre della psicoanalisi, più di un secolo fa ci ha svelato i segreti dell'inconscio, il cuore della scoperta freudiana consiste nel dare valore alla soggettività umana.
Oltre i sintomi, che causano sofferenza, e al di là di categorie psicodiagnostiche che tendono ad incatenare l’essere umano, la psicoterapia ad orientamento psicoanalitico sostiene un soggetto nella ricerca di soluzioni alternative personali, che gli consentano di modificare il proprio destino.
16/05/2017

LA PSICOSI: DA FREUD A LACAN

               
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Freud formatosi come medico-neurologo inventò la psicoanalisi partendo dalla nevrosi, Lacan invece tramite la psichiatria approdò alla psicoanalisi dalla porta della psicosi, infatti la sua prima pubblicazione di interesse psicoanalitico risale al 1932 ed è la sua tesi di dottorato in medicina: Della psicosi paranoica nei suoi rapporti con la personalità[1].

Considerando lo stretto legame che Lacan evidenzia tra il linguaggio e l’inconscio, il suo interesse per la psicosi non è casuale perché seguendo le orme di Gaétan Gratian de Clèrambault, eminente psichiatra dell’epoca, mette in risalto il rapporto dello psicotico con il linguaggio basandone la clinica sulla parola pura, sul testo del paziente, invocando la “fedeltà all’involucro formale del sintomo”[2]. Così facendo egli dimostra il suo distacco dalla concezione organicistica dell’epoca e, in linea col pensiero dei suoi amici surrealisti, tra cui spicca Salvador Dalì, accosta la follia a uno stato di creazione. La creazione psicotica acquista senso in funzione della personalità del folle, legata alla sua storia affettiva e familiare. All’interno di questa storia familiare hanno grande importanza le parole, i desideri, le aspettative dei genitori che creano quel discorso antecedente al bambino stesso e dove egli dovrà riuscire a collocarsi.

Partendo dalla tesi di Jaspers secondo cui i fenomeni della coscienza sono comprensibili, Lacan ritiene che anche la psicopatologia possa essere compresa: esaminando la storia del malato, del suo habitat familiare e soprattutto ascoltando il suo delirio, quest’ultimo può essere interpretato[3].  

 

Lacan andrà talmente oltre da distaccarsi anche dalla teoria jaspersiana, superando il concetto di casualità, intesa come successione di eventi temporali causa ed effetto, con quella di casualità psichica in cui il soggetto e il suo vissuto sono al centro del sintomo e questo ovviamente vale anche per il sintomo delirante. Infatti, nel caso di Aimèe[4] Lacan ci mostra come, partendo dalla storia del soggetto, il suo delirio acquisti senso.


[1] J. Lacan, Della psicosi paranoica nei suoi rapporti con la personalità, Einaudi, Torino 1980.

[2] J. Lacan, “Dei nostri antecedenti” in Scritti, a cura di G. Contri, Einaudi, Torino 1974, p. 61.

[3] M. Egge, “Dalla psichiatria alla psicoanalisi”,La cura del bambino autistico, Astrolabio, Roma 2006.

[4] J. Lacan, Della psicosi paranoica nei suoi rapporti con la personalità, Einaudi, Torino 1980.

 

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